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Forrest Gump – La teoria della intelligenze multiple

Stereotipando e rendendo univoca la definizione di intelligenza, Forrest Gump è un personaggio che, ad una prima osservazione, risulta essere svampito, poco sveglio, ingenuo come un bambino. A scuola il suo QI risulta essere 75.
In questo frammento di film egli stesso afferma “non sono un uomo intelligente”.

Forrest evidenzia perfettamente quello che nel 1983 venne evidenziato da Howard Gardner nel filosofico “Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza”. Gardner ha identificato diverse intelligenze, tra cui quella linguistica, logico-matematica, spaziale, musicale, corporeo-cinestetica, interpersonale, intrapersonale e naturalistica, oltre all’intelligenza esistenziale. Questa teoria si contrappone alla misurazione tradizionale dell’intelligenza tramite il Quoziente Intellettivo (QI), proponendo invece di valorizzare i diversi talenti e punti di forza di ogni persona.

Durante il film progressivamente il protagonista rende evidente il concetto attraverso le proprie gesta. Protagonista di atti eroici e generosi, dimostra talenti sportivi e nella danza, sviluppa idee innovative imprenditoriali, e infine (ma non meno importante) si dimostra capace di una immensa empatia e amore verso la propria donna, diventandone marito fedele e padre di suo figlio, accogliendola e diventando la sua base sicura di Jenny, dopo anni di abusi da parte degli uomini, in primis il padre.

Nel modello scolastico italiano ad oggi, si tendono a valorizzare prevalentemente l’ intelligenza logico-matematica e linguistica, valorizzando quindi gli alunni più dotati di tali abilità. Ancora risulta embrionale l’educazione a forme di intelligenza diverse, ma non meno importanti delle altre. Abituare i nostri ragazzi a considerare intelligente un compagno di classe empatico, piuttosto che uno dotato nella musica, o un abile organizzatore di spazi e di idee, vuol dire educarli in un senso più ampio, rendendo più semplice l’integrazione del concetto di diversità dall’altro come arricchimento, permettendo quindi anche una maggiore connessione con la realtà ed una più raffinata sintonizzazione con gli stati interni altrui e propri. Cerchiamo e coltiviamo quindi la nostra forma o le nostre forme di intelligenza. E come diceva Forrest “Stupido è chi lo stupido fa!”

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