“Eh ma è solo un cane!”
Vi è mai capitato di guardare un film in cui muore un cane/un gatto/un criceto/un pappagallo/un iguana e piangere come bambini?
Vi è mai successo di perdere un amico peloso e sentire un dolore forte come quello per la perdita di una persona cara?
Non state impazzendo non siete fanatici non state esagerando.
Il legame creato con queste creature si basa su sentimenti profondi e non contaminati da sovrastrutture cognitive tipiche delle relazioni tra esseri umani. Nessuna triangolazione, vendetta, gelosia o incomprensione abita nei cuori legati di un umano e del proprio animale.
Sono inoltre ampiamente dimostrati i benefici psicofisici della vicinanza e dell’accudimento di un animale, che si traducono in termini neurochimici con la liberazione dell’ossitocina “l’ormone dell’amore” e la riduzione del cortisolo “l’ormone dello stress”.
L’animale domestico può inoltre avere un ruolo fondamentale nei disturbi dell’umore, in particolar modo nelle condizioni depressive, inducendo il proprietario a prendersi cura, spostando almeno per un attimo il focus dalle ruminazioni e dai pensieri ossessivi di tristezza e disperazione.
Con la medesima gioia con cui lo accogliete nella vostra vita, date a voi stessi il permesso di soffrire (senza alcuna forma di giudizio) quando il vostro peloso si allontana definitivamente da voi. Un lutto a tutti gli effetti ha la propria importanza, dignità. E per non lasciare reliquati traumatici, è meritevole della giusta elaborazione.
“È solo per un eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un’anima di specie diversa da quella degli animali” (Voltaire)
