Ghost è un vero e proprio cult movie che, attraverso una trama romantica ed estremamente coinvolgente, ha toccato il cuore di tantissime persone. Del resto e purtroppo, il tema del lutto e della perdita di una persona cara prima o poi interessa la vita di ciascuno di noi.
Il lutto è un fenomeno fisiologico e psicologicamente strutturato, dalle molteplici sfaccettature, colte con precisione dalla psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, che ha elaborato la teoria delle 5 fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione e accettazione.
Sicuramente la perdita di una persona cara segna una linea di demarcazione tra il prima, determinato dalla presenza, e il dopo, caratterizzato dall’assenza. Un’assenza potente e risonante che implica la perdita di tutto il mondo costruito assieme a quella persona. L’irreversibilità della morte porta con sé il concetto di impotenza e molto spesso un correlato non indifferente di sensi di colpa e di rimpianti. Cosa rimane dopo la morte di qualcuno? Nulla?
La magia di Ghost, a mio avviso, sta proprio nei messaggi potenti veicolati dalla storia stessa. Il fantasma di Sam continua a proteggere e ad amare la sua amata Molly finché la percepisce in pericolo. Nell’ultima scena i due riescono a vedersi per un ultimo commovente saluto e ad affrontare finalmente la separazione. Qual’è la morale quindi? Probabilmente sono diverse: innanzitutto i legami umani sono fragili e temporanei. Non per questo lo è il sentimento che li caratterizza. Che può continuare a vivere in chi resta attraverso ricordi, vissuti, insegnamenti, esperienze, abitudini che hanno determinato la struttura portante di quel legame.
Altro aspetto fondamentale riguarda la fase di accettazione del lutto, che ci porta in contatto con la caducità della vita umana. In seguito a tale consapevolezza, ci si può ritrovare, in ottica costruttiva, a sentire la necessità di riorganizzare le nostre priorità, a capire aspetti del nostro funzionamento ancora non indagati, insegnarci al contatto ravvicinato e alla convivenza con un grande dolore dell’anima, senza necessariamente soccombere ad esso. Metterci quindi nello stesso tempo faccia a faccia con le tante fragilità, ma anche con le immense risorse dell’animo umano.
