“Mi prendo cura di te…ma chi si prende cura di me????”
Il Caregiving è un termine che fa riferimento all’assistenza offerta ad una persona non autosufficiente, disabile, anziana o malata e che, per tali motivi, necessita di cure e attenzioni costanti. Il ruolo del caregiver può essere svolto in modo formale, ovvero da personale qualificato e retribuito, specializzato nell’assistenza della persona, oppure in modo informale, solitamente da un parente del malato, che si assume l’onere e la responsabilità di garantire la cura del proprio caro bisognoso.
Secondo gli ultimi dati ISTAT, in Italia i caregiver familiari (quindi quelli informali) sono circa 7 milioni. Numero destinato a crescere nei prossimi 20 anni, in correlazione con l’aumento dell’età media e dei progressi costanti della medicina nella gestione delle patologie croniche.
Oltre alle ovvie implicazioni economiche, sociali e sanitarie, tale fenomeno richiede particolare attenzione anche da un punto di vista psicologico.
La naturale tendenza emotiva è una immediata empatia verso la persona debole e bisognosa. Senz’altro lecita e doverosa. È altresì importante, al fine di uno svolgimento sereno del Caregiving, una costante attenzione al benessere del caregiver. Lo svolgimento di tale ruolo infatti implica dedizione e attenzione prolungata portando spesso ad un sovraccarico fisico, emotivo e psicologico.
È di poco tempo fa un video pubblicato sui social da Emma Heming, moglie del noto attore Bruce Willis, affetto da FTD (demenza fronto-temporale), che incentra l’attenzione sul ruolo dei caregiver, ponendo l’accento sull’importanza del benessere di chi si prende cura: “C’è un malinteso comune: si pensa che i caregiver abbiano tutto sotto controllo, che siano forti e sappiano gestire ogni cosa. Ma non è così. Dobbiamo stare bene ed essere presenti per loro in modo che possano continuare a essere presenti per la loro persona”.
Il rischio di sottovalutare le implicazioni del caregiving passa attraverso il fenomeno del Burden, che in Italiano si può tradurre col termine di “fardello”.
Si intende quindi il sovraccarico che può portare a sintomi fisici come stanchezza, algie diffuse, disturbi gastrici, mal di testa, ansia, depressione, oltre allo sviluppo di emozioni di rabbia, solitudine e frustrazione. Tutto questo corteo sintomatologico mette a dura prova il benessere psicofisico del caregiver.
Fattori protettivi essenziali per il caregiver sono:
- La cura e l’attenzione costante alla propria persona (attività fisica, hobbies, tempo per se stessi)
- Coltivare i legami sociali e le relazioni significative con amici, familiari, partner.
- Mantenere i legami sociali e le occasioni di relazione con amici e familiari sono aspetti, fondamentali per contrastare le sensazioni di isolamento solitudine e impotenza.
- Avere semplice accesso alle risorse offerte dalla comunità, come l’assistenza sociale, l’assistenza domiciliare integrata, i gruppi di supporto
- Chiedere aiuto a professionisti della salute non appena si avvertono i sintomi psicofisici sopracitati.
È fondamentale che anche coloro che sono vicini al caregiver lo aiutino a monitorare eventuali segnali di disagio, per promuovere strategie protettive atte a far fronte alla gestione del carico continuativo psico-fisico determinato da questo importante e delicato ruolo.
